"Mai prendersi troppo, troppo e ancora troppo sul serio."
Charles Peppermint, "Il riso abbonda sulle bocche dei musicisti", Unconventional Publishing, Blackpool, pag.81.
La nascita dei Quadrophenix la dice lunga riguardo alla loro essenza fondamentale. Infatti, il fatidico primo incontro tra Alessandro De Vincentiis e Alberto Agresta avviene durante le ore di volontariato di Clownterapia presso l'ospedale di Taranto, una calda domenica di un caldo luglio di un caldo 2006. Vagabondando per le corsie dell'ospedale, fra un camice colorato, un naso rosso e una battuta, i due scoprono di avere in comune la passione per la musica. Alessandro (chitarrista ritmico) e Alberto (cantante) decidono così di provare, quasi per scherzo, a cantarsela e a suonarsela insieme, ma, anche se fare cover di pezzi già famosi può essere un'attività molto soddisfacente, lo strambo duo decide di spalancare le porte della fantasia iniziando a cantare e suonare le canzoni scritte dallo stesso Ale. A loro, in breve tempo, si unisce un primo batterista ed un bassista, Tiziano Basile, che all'inizio non sembra essere del tutto convinto dal genere proposto dal gruppo. Infatti, le prime canzoni scritte da Alessandro non sono granché, nulla di più che esperimenti musicali legati agli anni di un'adolescenza caratterizzata dalla massiccia influenza di Beatles e Oasis, nonché da una potente sfiga nel campo sentimental/amoroso. Tiziano decide comunque di aspettare buono buono le evoluzioni stilistiche che, ne è certo, sarebbero arrivate.
Le prove, nel box di Alberto, iniziano così ad essere una felice abitudine per i quattro, che adesso si incontrano regolarmente ogni sabato per sviluppare sempre nuove idee. Ma c'è qualcosa che manca, ovvero un chitarrista solista, che, fortunatamente, non tarda ad arrivare, materializzato nella persona di Valerio De Rosa! Questo infatti, amico di Tiziano, si presenta alle prove un sabato sera e, tra una fandonia e l'altra, rimane affascinato da una canzone in particolare, ovvero "1930". Ora però facciamo un passo indietro. Alessandro scrive "1930", prima canzone di un mini concept album alla quale seguono "1931" e "1931 (parte seconda)", subito dopo il primo incontro con Alberto, riuscendo a perfezionarla solo un paio di mesi dopo. Nulla di che, direte voi, e invece no, rispondo io. 1930 è infatti la canzone chiave dei Quadrophenix, quella canzone senza la quale, come dire, non ci sarebbero stati affatto i Quadrophenix! Mi spiego meglio. Ricordate quando prima dicevo che all'inizio Tiziano non era sicuro di voler rimanere nel gruppo per via delle differenze musicali con il resto dei ragazzi? Bene, lui decise di stare a vedere come le cose si sarebbero evolute proprio quando ascoltò per la prima volta 1930! Se ne innamorò e decise di stare al gioco! Ecco, la stessa cosa accadde in seguito per Valerio De Rosa e per qualsiasi altro componente, permanente o no, che abbia militato nella band!
Nel 2007, ovvero un anno dopo la loro formazione, i ragazzi hanno collezionato un bel po' di canzoncine originali, così decidono di rivolgersi ad un duro: Marco De Bartolomeo. Dopo aver lavorato per 10 anni a Milano e aver imparato le regole del gioco, Marco decide di tornare nella sua città natale per mettere le sue conoscenze a disposizione dei giovani talenti tarantini. I Quadrophenix, guarda caso, sono giovani e avrebbero voluto altrettanto essere talentuosi, così provano a far sentire a Marco qualcuna delle loro canzoncine! A lui qualcosa piace e nel giro di un mese spunta fuori "Quadrophenix Vol.2", ovvero una demo di 4 brani inediti: Losing an Angel, Learn how to fly, Bullshits e The Red King. Voi vi chiederete a questo punto 2 cose: 1. Perché "Quadrophenix vol.2" se è il primo lavoro in studio del gruppo? 2. Perché i titoli sono in Inglese? Presto detto: il titolo, con quel "vol.2" è rivelatore dello spirito dei Quadrophenix: si cerca sempre di essere originali, bizzarri; si vuol sempre cogliere di sorpresa l'ascoltatore, distendendo per lui un tappeto rosso che porta direttamente nella piccola biosfera del gruppo! Per quanto riguarda i titoli in Inglese, beh, i primi pezzi dei Quadrophenix sono in Inglese! Però questa cosa ha i suoi pro e i suoi contro: se infatti l'Inglese è una lingua molto, ma molto, musicale, il difetto più grande riscontrato dai ragazzi è la distanza che questo crea fra loro ed il pubblico: non tutti sono in grado di capire il significato delle canzoni. D'altronde, Marco gliel'ha detto: "ragazzi, siete in Italia e se volete provare a fare strada dovete come prima cosa farvi capire forte e chiaro!" La decisione prende lentamente piede, prima nella testa di Ale e poi in quella di tutti: "d'ora in poi sarà l'Italiano!". Uno dei primi esperimenti in questo campo è la canzone "Bye bye".
I ragazzi si danno da fare organizzando serate nei locali di Taranto e creando un loro piccolo seguito di fan. Partecipano, fra il 2007 e il 2008, a vari concorsi, arrivando terzi al Musicfest di Massafra e ricevendo, ad una gara universitaria di Lecce, un premio speciale della giuria che premia "1930" per avere "Il testo più originale". Nel frattempo le cose però iniziano a cambiare e i ragazzi devono fare i conti con un piccolo grande trauma: Alberto decide di andare a Bologna per cominciare gli studi di biologia. Prendono in considerazione l'idea di trovare un nuovo cantante, ma alla fine decidono che sarà Alessandro a cantare al posto di Alberto, un po' perché così sarebbe rimasto tutto in famiglia e un po' perché, cantando le canzoni da lui stesso scritte, sarebbe stato in grado di dare loro la giusta interpretazione! Amen. La decisione è presa, si va avanti e chi s'è visto s'è visto. Nel frattempo anche le canzoni in Italiano iniziano ad aumentare e lo stile inizia a mutare. Esempio lampante lo si ha nell'estate del 2008, quando Alessandro arriva di corsa al box per far ascoltare agli altri una nuova canzone. In silenzio, gli altri odono una strofa che proprio non li convince: "We raga! Volete sentire l'ultima? Finalmente mi sono fidanzato! Così poi non direte che sono uno sfigato!". I ragazzi sentono un certo imbarazzo, convinti che Alessandro si sia bevuto il cervello, ma lui indomito continua: "Però, c'è qualcosa che mi turba ed è il nome sulla carta d'identità!". A questo punto i ragazzi si guardano con un misto di sospetto e premonizione, finché nelle loro orecchie dirompe il ritornello: "Lei! Lei si chiama Alfredo!". Per "Il Pomo dell'Amor" è Amore al primo ascolto!
I Quadrophenix imboccano quindi una strada del tutto nuova, che si discosta dal rock per passare al Twist! La reazione del pubblico non fa che rassicurare i ragazzi della loro scelta! La gente inizia a ballare e a scatenarsi sotto il palco mentre loro suonano! Un fatto assai curioso li spinge poi ad un'altra decisione: quando suonano Il Pomo dell'Amor, di serata in serata, si accorgono che sempre più gente la canta a memoria insieme a loro. Ora, non avendo pubblicato la canzone, a tutti i ragazzi pare strana la situazione, ma, dopo aver riflettuto un po', concordano che il nuovo stile è quello giusto, perché riesce a far rimanere impresse nella mente della gente le parole delle loro canzoni! Quindi, il Twist accoppiato a testi ironici e scherzosi è il loro obiettivo: nascono in seguito altri brani come "Allora Andrei", "Nuvole", "Mi scusi signorina" e "So che sai che so". A questo punto, con un bel gruzzoletto di canzoni nuove, i Quadro e i Phenix tornano sorridenti da Marco De Bartolomeo al Master Recording Studio! Incominciano così le sessioni di quello che diventerà il loro album d'esordio, che rimane per molto tempo senza nome. C'è però poi un tipo di canzone che non vuol saperne di mollare, cercando di intrufolarsi fra i solchi del nuovo disco e cioè quel genere vagamente anni '30 di cui Ale, di tanto in tanto, continua a scrivere qualcosa. Ovviamente "1930" viene "aggiornata" al nuovo stile e le parole vengono tradotte in Italiano, rivendicando così il suo posto "d'onore" all'interno del disco. Ma nascono altri titoli, come "Wanda"(ancora adesso in fase di perfezionamento) ed i già citati sequel di "1930", che però sono momentaneamente esclusi dal progetto perché ancora in inglese. Nasce una canzone che, come "Il Pomo", rapisce i cuori di tutti i membri dei Quadrophenix e cioè "Al tavolino del bar", una "commedia brillante" in pieno stile vaudeville e con tanto di finale a sorpresa! Anche Marco ne rimane entusiasta e, insieme ai ragazzi, decide di inserirla nell'album!
Le registrazioni proseguono fra alti e bassi e i pezzi prendono pian piano forma. Nel disco trovano spazio: la super ballata "Eccetera", il pastiche dal sound circense/vittoriano "Il Circo", nonché il primo esperimento di testo in Italiano, "Bye bye". Nel frattempo succede un'altra cosa imprevista, che rischia di affossare tutto il progetto: Valerio De Rosa decide di lasciare il progetto per alcune scaramucce tipiche delle più grandi rock band di sempre, mentre il vecchio batterista si limita a scomparire dal mondo come solo una scorreggina può fare in balia del vento! Cosa fare? Cosa non fare? E' a questo punto che Alessandro e Tiziano decidono con forza e caparbietà di continuare da soli le registrazioni, cercando nel contempo due persone abbastanza "Quadropheniche" che siano pronte a seguirli nella loro Odissea! Ma il fato vuole che queste due persone compaiano quasi istantaneamente! Un giorno, infatti, il Prof. Fabio Guarino, legge per caso su Facebook un annuncio dei Quadro che recita pressappoco così: "Cercasi Chitarrista solista coi controcazzi urgentemente!". Essendo lui un pianista e dilettandosi anche alla batteria, la cosa non lo riguarda direttamente, ma decide di comunicare la cosa ad un suo rosso alunno: Valerio Gentile. Lui, pur avendo solo sedici anni, si rivela un ottimo chitarrista classico, con la passione per il rock e per la chitarra piangente di David Guilmore, nonché quella di Slash, suo idolo incontrastato. Valerio decide di rispondere all'annuncio e subito incontra Alessandro e Tiziano. In un primo momento questi sono scettici: Valerio infatti dimostra perfettamente i suoi sedici anni e temono che la cosa possa creare qualche problema. Anche i suoi capelli riccissimi e rossi lasciano un po' perplessi. Decidono comunque di dargli una possibilità, provando tutti insieme appassionatamente. Qui Valerio si dimostra molto più che all'altezza della situazione, mostrando sia grande fantasia compositiva che di improvvisazione: diventa subito il terzo Quadrophenix insieme a Tizio e ad Ale. Per distinguerlo dal vecchio Valerio, decidono di chiamarlo Valeriociccio, ma ad ogni serata sarà presentato con un nome diverso (fra i più gettonati "Telespalla Ciccio" e "Pippi Calze Ciccio"). Ora però manca solo il batterista! A questo punto Valeriociccio, sapendo che il suo prof. Fabio Guarino (lo stesso che gli aveva detto dell'annuncio dei Quadrophenix) si diverte a suonare la batteria, decide di fargli la proposta. Fabio, pur essendo professore, è coetaneo di Alessandro, nonché cialtrone quanto e più di lui! Le prove con la nuova formazione cominciano e i quattro riescono immediatamente a trovare il feeling giusto, portando la musica dei Quadrophenix a livelli mai raggiunti precedentemente, sia in studio che nei live! I Quadrophenix, ribattezzati simpaticamente "Quadrophenix 2.0", quasi si trattasse di un aggiornamento software, portano a conclusione il loro album, che nel frattempo ha preso il titolo di "Paraponzi", ma il perché non lo saprete mai!
Vuole la leggenda che un caldo giorno di maggio del 2010, Alessandro stesse amorevolmente passeggiando con la sua ragazza, Vix, una simpatica fanciulla di Putignano (quindi con in bocca un vago accento di "quel di Bari"). Ora, camminando camminando, Alessandro si lascia sfuggire un'occhiata sul posteriore di un'altra ragazza che stava per l'appunto passeggiando anche lei per quella stessa via. Vix, che si accorge della cosa, prende bruscamente Alessandro per il bavero della giacca, lo porta all'altezza del suo viso e gli dice, in tono assai poco amorevole (e sempre con il già citato accento di Putignano): "Amore! Se ti becco con un'altra, quant'èvveroiddio, ti faccio un PARAPONZI!". Mai minaccia fu più fantasiosa e appropriata!
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